Partenza di Martina

Ci siamo ,

Martina ha lasciato la baia tranquilla del Clan !

Ecco la sua lettera di partenza.

“Le scelte che facciamo tracciano il percorso della nostra vita. Non seguire il sentiero già segnato; va’, invece, dove non vi è alcun sentiero e lascia una traccia”
Baden Powell

partenza Martina

20 Dicembre 2015

 

Intanto grazie a tutti per essere qui oggi. è arrivato anche per me il giorno della partenza anche se sinceramente credo di aver aspettato un po’ troppo. Si dice che la partenza segni il cambiamento, sia un momento della scelta, frutto di lavoro, riflessione e quant’altro.. per me la storia è un po’ diversa, si tratta di una formalità, oltretutto fuori tempo. Infatti ho fatto le mie scelte già da un pezzo, ora è solo il momento di lasciare il mio clan, formalmente perché in realtà ci siamo già salutati, di presentarmi alla comunità capi, anche se ci sono già dentro e ringraziare qualcuno, e su questo non ho niente da ridire.

Ciò non toglie che voglia raccontare ugualmente il mio percorso nel mondo scout.

 

Non mi ricordo bene come sia iniziato il discorso, so solo che ad un certo punto mi sono trovata di fronte ad Akela a recitare ingenuamente una promessa che forse avevo visto più come una formalità che altro, tanto per cambiare. E così ho cominciato a cacciare con il branco, ero una lupetta talmente brava che al secondo anno ero in una sestiglia di soli maschi, con Gino e Checco come capo e vice…e non serve aggiungere altro.

Sempre ai lupetti ho incontrato il Mamu, da quel momento è sempre stato una palla al piede (ironicamente parlando). Anche se avevo un po’ paura di tutta la fisicità nei giochi, il salto del lupetto non mi dispiaceva poi così tanto. E così tra un salto e un rotolone giù per la discesa di val Malene, sono diventata un lupo anziano, per cui i vecchi lupi hanno dovuto accompagnarmi a malincuore in zattera sul Draganziolo verso il reparto, verso l’avventura.

 

Se devo essere sincera ci ho messo un po’ a capire come funzionavano le cose lì, ma quando al terzo anno abbiamo formato la squadriglia delle Panda… beh mi si è aperto un mondo!! o forse mi sono semplicemente data una svegliata, non lo so, in ogni caso da quel momento è stato un crescendo continuo.

L’anno dopo la prima sopraelevata, Dio sa quanta gioia e soddisfazione mi hanno dato quei quattro pali e qualche parancola!! E il tavolo sospeso?? è stata mia la prima idea..mi dispiace se qualcuno si è rovesciato addosso la minestra nel corso degli anni…Mamma fioi, era l’anno di Posina quello..mi viene male se penso che sono tornata nello stesso posto campo esattamente cinque anni dopo come cambusiera di un reparto completamente nuovo, con Samu e la Gloria come capi reparto!

Dopo Posina è arrivato l’ultimo anno di reparto anche per me, l’anno dei ‘95, che si sono addirittura fatti togliere i guidoni per un periodo X perchè l’avevano combinata grossa già ad inizio anno… Quindi cari capi, qualche cappella l’ho fatta anche io, e non stupitevi se preferisco i “disagiati” (passatemi il termine please) alle brave persone.

Dicevo, sono diventata capo squadriglia…il peso della responsabilità si è fatto sentire in maniera molto forte, ma mi ha dato la possibilità di cimentarmi in un ruolo da protagonista. Con i miei soci, gli altri capi squadriglia, abbiamo vissuto una grande avventura, non mi sono mai sentita sola e l’apice di questa intesa è arrivato il giorno dell’hike di terza tappa. I capi prima di partire ci avevano detto “ve lo ricorderete a lungo, quindi vivetevelo bene”..io non ci contavo troppo, ma mi son dovuta ricredere. Tant’è che anche il Mamu se lo ricorda… lo abbiamo fatto preoccupare anche quella volta! No, non abbiamo fatto niente di grave, ci siamo solo messi dall’altro lato della strada rispetto al punto indicato, e così, quando sono passati a dare un’occhiata per vedere se tutto procedeva bene, non sono riusciti a trovarci. Scusateci 😉

Comunque è stato questo l’anno in cui ho capito che il reparto era il mio mondo, uscire con lo zaino carico, il poncho e la pioggia battente, scaldarsi poi attorno a un fuoco di cui sentire il profumo sulla pelle per giorni, lavare le pentole con l’acqua gelata, la fatica di montare una sopraelevata in mezzo al bosco e vederla come il luogo più sicuro e accogliente possibile…il pensiero di tutto ciò mi provoca ancora un brivido lungo la schiena!

Quindi ho lasciato il reparto, con la convinzione che prima o poi ci sarei tornata, e così è stato.

 

Noviziato..l’anno X, non si sa mai cosa può succedere e infatti, dopo un inizio difficile, è arrivato anche per noi il famoso “dulcis in fundo”, che poi è stato proprio questo il nostro nome.

In quell’anno ho imparato che quando ci sono la volontà e il desiderio di fare, nonostante il buio e gli ostacoli, tutto finisce bene e qualcosa di bello lo si porta a casa comunque.

 

E poi il clan… caro clan, ora mi rivolgo direttamente a voi.

Siete più nuovi che vecchi, nel senso che gli ultimi entrati non sono le persone con cui ho condiviso la strada dei tre anni. Sapete benissimo cosa si prova ad entrare in una realtà nuova, della quale si conosce ben poco, qualche nozione teorica del tipo che i punti fondamentali sono fede, strada, comunità e servizio..ma niente altro. Beh, non spaventatevi, è normale! In poco tempo vedrete che comincerete a masticare questi concetti forse un po’ astratti, e presto diventeranno pane per i vostri denti. Cominciate subito ad apprezzare le sfumature, non chiudetevi alle definizioni. Fede non è solo andare a messa e pregare, servizio non è farsi in quattro e più per fare un piacere a qualcuno, comunità non vuol dire stare sempre assieme e strada non significa camminare con lo zaino in spalla e rompersi la schiena.

Il clan non è solo questo! Ciò che ho potuto toccare con mano in questi anni è molto di più.

Fede è anche rimanere incantati di fronte a un cielo stellato, di fronte alle piccole cose di tutti i giorni che ci fanno spuntare un sorriso, fede è la parola buona che si scambia con chi non avremmo mai pensato, la fede si fonde con il servizio nel momento in cui decidiamo di aprirci alla possibilità di fare qualcosa per altri con il cuore, quando capiamo che spendere il nostro tempo in attività faticose non è perdere tempo, ma investirlo per arricchirci e diventare persone migliori. Forse qualcuno si ricorda l’anno in cui ho fatto servizio in reparto. Ecco, detta sinceramente è uno sbattimento grande sempre svegliarsi presto anche alla domenica e andare a giocare con 50 ragazzini scalmanati, ancora peggio se si pensa che tra riunioni di staff, conca, alta squadriglia e riunioni di clan, tante sere a settimana sono belle impegnate. Giustamente uno si chiede “ma chi me lo fa fare?!”. Ed è proprio qui che cambiano le carte in tavola. Il vedere i ragazzi impantanati fino ai capelli ma felici è molto più gratificante del rimanere sotto le coperte fino a mezzogiorno, il far vivere loro un’esperienza unica che li aiuti a crescere e a diventare un po’ più donne e uomini è una sensazione impagabile. La riuscita di un buon campo estivo e i sorrisi stanchi ma sinceri del quadrato finale sono le piccole cose che ti fanno dire con le lacrime agli occhi “non ho buttato il mio tempo, non sono diventata mezza matta per niente, e questo è il risultato. Questo è ciò che mi da la forza per ripartire l’anno prossimo ancora più entusiasta di prima!”. Questo è il servizio, ormai fa parte della mia vita, ho provato anche a metterlo da parte con il primo anno di università, perchè pensavo che non ce l’avrei fatta, e invece eccomi di nuovo qui, a fare le corse per esserci, per dare il mio contributo ma soprattutto per me stessa. Perchè un altro anno distante dalle gioie che solo quei 50 adolescenti scalmanati sanno darmi non lo reggerei proprio.

 

Comunità. Avete tutti presente la route nazionale del 2014? Ecco. Lì tra quelle 30 mila persone ho capito che la comunità è prima di tutto l’essere scout, la condivisione di valori, l’essere tutti fratelli legati da un’unica promessa. Ho capito anche che ogni persona che incontriamo lascia un segno nella nostra vita e noi nella loro. Ne ho avuto la prova concreta nel momento un cui, sempre tra quelle 30 mila persone ho rivisto una persona conosciuta ad un campetto di competenza in reparto. Mi ricordo benissimo l’abbraccio che ci siamo scambiati e la felicità mista a stupore e sorpresa che ho provato.

E la strada è muoversi, darsi da fare per raggiungere un obiettivo. La strada è quella che ti porta a conoscere te stesso nel profondo e ti cambia in meglio se glie lo permetti. È proprio la strada che ho percorso che mi ha portato qui, di fronte al bivio della forcola, il momento in cui le nostre strade si dividono, in cui devo cominciare a camminare per una strada diversa dalla vostra. Caro clan, grazie di aver condiviso con me questo percorso, di aver supportato e sopportato le mie scelte, a volte scomode. Voglio salutarvi solo ricordarvi due cose che diceva sempre BP: “un sorriso fa il doppio di strada di un brontolio” e “il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”. Grazie e Buona strada!

 

Grazie anche a Barbara (che purtroppo non è qui) per essere stata sempre un punto di riferimento con cui confrontarmi, che all’occorrenza ha sempre saputo confortarmi, supportarmi e anche rimproverarmi, ma solo per farmi ritrovare quando perdevo la bussola. Una compagna di strada importante e decisamente NON indifferente, che mi è sempre stata affianco con la semplicità di un sorriso e una parola gentile. Barby, anche se non sarai più la mia capo clan, questo non vuol dire che non verrò più a bere il caffè per raccontarti i miei casini e chiederti un consiglio.

Grazie alla mia maestra dei novizi, grazie a te Cate, abbiamo condiviso un anno, ma in realtà è molto di più perchè prima che un capo sei un’amica su cui so di poter contare anche se sei relativamente lontana.

Grazie ai miei amici, Simone e Samantha, per condividere con me ogni giorno, e grazie perché continuate a sopportarmi anche quando di sopportabile non ho neanche i capelli.

Grazie anche a te Roby, mia prima amica e confidente, coinquilina e sorella mancata. Specchio che mette in risalto le mie qualità e allo stesso tempo mi indica dove correggere per migliorare e non sbagliare.

Grazie a Marco, il mio capo clan, che mi ha dato una mano negli aspetti logistici di questa partenza, ma che in realtà è come se mi avesse dato un grosso aiuto anche in tutto il resto.

Grazie alla mia staff, Franca, Ettore, Gino, Gloria e Samu. So che è difficile a tutti gli impegni con la mia limitata presenza ma vogliatemi bene lo stesso!

Grazie a te Mamu, per avermi accompagnato fin qui con le chiacchierate eterne e senza fine. Grazie per aver litigato con me più e più volte senza mai portare rancore per le parole poco gentili che so di averti detto. Grazie per avermi bloccato di fonte a qualche cazzata e avermi spinta verso ciò che mi faceva paura, quando serviva. Grazie per aver ascoltato tutto ciò che mi passava per la testa senza mai giudicarmi. Ah, sono contenta che ti sposi finalmente, me raccomando!

E infine grazie ai miei genitori che mi hanno sostenuto e incoraggiato da quando sono nata, grazie alla mamma che ha sempre sopportato l’odore dello zaino e di tutto quello che c’era dentro quando tornavo da un campo senza mai lamentarsi, e grazie al papà per avermi messo la pulce nell’orecchio raccontandomi del mondo scout quando ero ancora piccola. Grazie per sopportarmi tutti i giorni, sia quando sono iperattiva e ho voglia di farne mille, sia quando mi arrabbio e vorrei mandare tutto al diavolo.

Grazie a tutti voi, perché mi fa davvero piacere che siate qui di fronte a questo fuoco

ad ascoltare queste quattro pagine che ho scritto tra un viaggio in treno e l’altro.

Concludo perché vi ho annoiati a sufficienza, sono soddisfatta di dove sono e non ho grossi rimproveri da farmi. Questa era la mia storia fino a questo momento, mi ha fatto molto piacere scriverla, voi scriverete la vostra. Sarà piena di inciampi e lati oscuri, ma assicuratevi che sia la vostra e sicuramente anche voi non rimarrete delusi.

 

Concludo con un pensiero motivante che mi accompagna costantemente:

se vuoi essere capo un giorno, pensa a quelli che ti saranno affidati.

Se tu rallenti, essi si fermeranno.

Se tu sarai debole, cederanno.

Se tu ti siedi, essi si sdraieranno.

Se tu critichi, demoliranno. Ma..

Se tu cammini davanti, essi ti sorpasseranno. Se tu dai la mano, essi doneranno la loro vita. E se tu preghi, allora loro saranno santi”. (Michel Menu)

 

Buona strada

 

Orsetto tenace

 

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *